Silenziose trasparenze. La casa Farnsworth di Mies.

La casa Casa Farnsworth è il progetto d’abitazione più radicale di un maestro del movimento moderno quale è stato Mies Van Der Rohe. La casa infatti è all’interno di un bosco nella località di Plano ad un centinaio di chilometri da Chicago. Situata in una posizione molto prossima al fiume Fox, non è esente da frequenti allagamenti. Svincolata dalle variabili urbane l’opera si libera nello spazio quasi come un astronave appoggiata leggermente al suolo in modo da non intaccare con la sua presenza la natura.

La committente era la dottoressa Edith Farnsworth una donna coltissima nefrologa e anche laureata in lettere, desiderava un’abitazione al di fuori del caos cittadino per i lunghi e noiosi week end fuori città. Quale miglior occasione per Mies per creare un eremo libero nel rigoglio della natura, coperto in ogni lato solo da verde e cielo. Il progetto fu presentato al Moma già nel 1947 come icona del Movimento Moderno.

La dottoressa Farnsworth se ne innamorò, più del personaggio Mies che del progetto affermarono alcuni critici. I lavori per la casa iniziarono nel 1950 e furono terminati nel 1951, tuttavia visti l’aumento dei costi di costruzione e alcune difficoltà nell’abitare la casa vi fu una causa intentata dalla dottoressa Farnworth nei confronti di Mies. Lo scandalo e la cattiva pubblicità non fecero perdere la causa a Mies che amaramente la vinse. Molto è stato scritto su questa vicenda perfino che Mies avesse rifiutato le avance della dottoressa e lei le fece causa per negligenza riguardo ai costi di costruzione, ma sembra che dai diari della signora Farnsworth ciò non sia affatto vero. Fatto sta che la Edith ci visse ben 21 anni nella casa, ma finendo col far dire a Mies van Der Rohe: ”….la signora Farnsworth invece mi rimproverò di aver realizzato un’ossessione tipicamente maschile, fredda come il ghiaccio, e in quanto maschile non era abitabile soprattutto da una donna. E chiese in tutta serietà il risarcimento dei danni. Io dovetti dimostrare di non avere progettato una torre di Babele per la signora Farnsworth”. Ancora la dottoressa lamentava il fatto di non sentirsi libera di aggiungere neppure un gruccia sulla casa senza modificarne il paesaggio circostante.

Ma al di là delle cronache andiamo a vedere cosa rende speciale questo edificio. Esso si erge su due piattaforme, sollevato da terra come una palafitta, in totale rialzata di 2,2 metri dal livello del suolo, questo ha un aspetto funzionale ed estetico. Serve infatti nei periodi di piena del fiume Fox a preservarla dalle acque, e a non impattare sul terreno vergine lasciando la natura scorrergli attorno anche nel suolo. La casa è sostenuta da otto pilastri in acciaio colorati di bianco, il bianco è il colore principe della casa. La struttura è ben visibile dall’esterno, siamo nelle opere della maturità di Mies van Der Rohe, l’architetto ha preso consapevolezza che non esiste architettura e struttura separate, ma sono un tutt’uno. Scrive, a questo proposito il suo più fedele collaboratore L. Hiberseimer “Gli elementi strutturali diventano elementi architettonici; la distanza tra ingegneria e architettura è colmata; l’ingegnere , un tempo al servizio dell’architetto è qui un suo pari”. Non si nasconde nulla la struttura portate è palese e viene trasformata in architettura, il dettaglio chiude il cerchio. Mai prima d’ora vi era concessa una tale semplicità nell’opera, che tuttavia non si traduce in banalità. Gli elementi formano nuove relazioni e i materiali si mostrano per quello che sono già nel Padiglione di Barcellona questo concetto era stato magistralmente espresso. L’architettura di Mies è un’architettura poco soggettiva dice infatti lui stesso: “credo che l’architettura abbia poco o nulla a che fare con la ricerca di forme interessanti, o con le inclinazioni personali… è sempre oggettiva ed è l’espressione dell’intima struttura dell’epoca nel cui contesto si colloca”. Consapevole dell’importanza dei nuovi materiali quali il vetro, l’acciaio Mies cerca in essi e nel loro rapportarsi un che di spirituale. I vetri che chiudono la casa sono spessi 6 mm e i montanti che li reggono quasi non si vedono se non ad un occhio attento. Il rapporto con la natura è totale, la casa è molto vicina alla spiritualità delle case da te giapponesi, non c’è limite esterno-interno. “Quando la si ammira attraverso i vetri della casa Farnswoth la Natura assume un significato più profondo di quando la si osserva rimanendo all’esterno. Si manifesta così qualcosa in più della Natura, che diviene parte di un tutto più vasto”. Qui entriamo nella filosofia miesiana della natura, Mies non è mai stato un teorico ha scritto molto ma solo in appunti e note, senza darne una consistenza saggistica ai suoi scritti come d’altro lato ha fatto Le Corbusier durante tutta la sua vita. Ma qui ci fa capire l’importanza dell’uomo nella natura, oggi molti movimenti ambientalisti tendono quasi a nascondere e togliere l’uomo come parte della natura, per Mies no, uomo e natura sono inscindibili, grazie all’uomo che esalta la natura ed essa diventa spirituale “diviene parte di un tutto più vasto”, che è forse “il naufragar m’è dolce in questo mar” leopardiano?

Unico elemento opaco è lo spazio centrale dei servizi con due bagni nei lati corti e nei lati lunghi da una parte la cucina dall’altra il caminetto che da sul soggiorno. Tutta la casa è dotata di tende bianche che oscurano l’interno. Ma il carattere più peculiare è la trasparenza, dice Carlos Martì Arìs: “La trasparenza si avvicina a certe forme del silenzio. “infatti il silenzio può essere trasparente, transitivo, poichè permette all’opera di proiettarsi verso altre dimensioni della realtà che non sono esattamente in essa contenute”. Siamo infatti davanti all’architettura del silenzio, pacata, poco urlata, spirituale. Più la si studia e più la si vive più risulta interessante, vi è una certa modularità nella composizione, ma non è mai una griglia rigida, Mies si concede delle eccezioni e forse questo da vita all’opera.

Con questa casa Mies non solo a messo in evidenza i suoi concetti sull’architettura moderna ma ha anche mostrato un uso sapiente e consapevole dei materiali, così come per scrivere buona prosa bisogna sapere la grammatica: “”Se non conosci bene la grammatica non puoi parlare bene ne tanto meno comporre buona poesia”, i materiali ed i dettagli sono la grammatica dell’architettura.

Tuttavia casa Farnsworth non è affatto una abitazione serena, la mancanza dell’aria condizionata, la vasta superficie trasparente rendeva la casa molto calda d’estate, e gli insetti del fiume la invadevano, inoltre permetteva poca privacy, la dottoressa Farnsworth la vendette nel 1972 a Lord Peter Palumbo, un magnate inglese interessato e collezionista di arte contemporanea. Aggiunse l’aria condizionata e mise sculture contemporanee attorno alla casa facendola diventare una vera e propria casa museo.

Oggi la casa è di proprietà di un gruppo di preservazionisti del luogo la National Trust for Historic Preservation, ed è stata decretata monumento storico nazionale degli Stati Uniti D’America.

Concludiamo questo excursus con le parole di Mies: “Penso che casa Farnsworth non sia mai stata veramente capita, sono rimasto in quella casa dalla mattina alla sera. Fino a quel momento non sapevo quanto la natura potesse essere colorata. Bisogna badare ad utilizzare toni neutri negli interni poichè fuori vi sono colori di ogni sorta. Questi colori cambiano in modo totale e continuo e vorrei dire che ciò è semplicemente magnifico”.

Bibliografia:

Giovanni Leoni, Mies van Der Rohe in L’architettura i Protagonisti, la Biblioteca di Repubblica l’Espresso, 2007

Claire Zimmerman, Mies van der Rohe, ed. Taschen, 2016

Nicolas Adams, “Myron Goldsmith: Learning from the Farnsworth House” in Casabella 767 Giugno 2008

Dick Loan, “La casa Farnsworth, quando il rigore diventa poesia”, in Casabella 767 Giugno 2008.

Francesco dal Co, “I fatti e le circostanze della vita: la storia di casa Farnsworth”,  in Casabella 767 Giugno 2008.

Carlos Martì Arìs, Silenzi eloquenti, Christian Marinotti Edizioni, 2002.

Vista del retro
Vista dell’ingresso
Vista dell’ingresso.
La casa in autunno
Vista dell’interno
Dettaglio del pilastro a doppio T.

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