Il sole maestro d’ombra. LeCorbusier e la torre d’ombre.

Non è facile parlare dell’opera di un gigante dell’architettura come LeCorbusier sia per la quantità delle sue opere che per lo sconfinamento in campi vari dell’arte, non solo architetto, ma pittore, scultore, scrittore, divulgatore, poeta potremmo anche dire. La sua grandezza nel Novecento è pari forse solo a Picasso nel campo artistico, migliaia di pagine sono state scritte su LeCorbusier, e se ne contiuano a scrivere, sintomo che i veri maestri creano opere la cui ermeneutica è inesauribile.

In questo scritto oggi tenteremo di analizzare una piccola opera, ma molto significativa, per capire la poetica LeCorbusieriana, la sua attenzione al dettaglio, al contesto, alla natura, e alla sua sperimentazione e interesse ai fattori bioclimatici.

La “Torre d’ombre” è un edificio a-funzionale, potrebbe essere paragonato ad un monumento, come “la Mano Aperta” di Chandigarth, la città-utopia, realizzata da LeCorbusier nel Punjab, in India tra il 1952 e il 1965.

Le prime versioni della “Torre d’ombre” sono state pensate da LeCorbusier tra gennaio e febbraio del 1956 e tra il gennaio e febbraio del 1957. Due versioni che accompagnavano gli schizzi di progetto a diagrammi solari, in cui veniva studiato l’andamento del sole e l’incidenza sull’edificio. Due ipotesi si presentano: la prima prevedeva l’orientamento delle facciate verso i 4 punti cardinali, ruotata di 45° rispetto al palazzo del Campidoglio, nella seconda invece la Torre era orientata secondo la griglia urbana dei palazzi del Campidoglio.

Si optò per la prima ipotesi, la Torre d’Ombre segnava così una sorta di “rottura” della rigida griglia modulare della città. Forse per accrescere le potenzialità del sole sull’edificio orintandola secondo i punti cardinali la Torre, veniva ad essere una sorta di manifesto dell’uso dei Brise-soleil così cara nell’architettura di LeCorbusier. I brise-soleil di cui LeCorbusier,  fu uno dei primi architetti a farne un uso sistematico, sono dei setti in cemento armato integrati con la struttura che servono a riparare dal sole, e attutire il calore all’interno dell’involucro edilizio, soprattutto a certe latitudini. L’attenzione al sole e alla sua influenza sull’abitare moderno ha sempre attirato molto il fare architettonico di LeCorbusier, ricordiamo questa frase dalla Carta d’Atene del 1931

“Il sole deve penetrare ogni abitazione diverse ore al giorno, anche durante la stagione quando la luce solare è più scarsa. La società non sarà più tollerare una situazione in cui intere famiglie sono tagliati fuori dal sole e quindi condannati a declino della salute. Chiunque disegni abitazioni in cui anche una sola abitazione è orientata esclusivamente al nord, o è privata del sole, perché si è gettato in ombra, è duramente condannato.”

L’idea della Torre d’ombre è forse da ricercare nei primi viaggi verso l’Oriente di LeCorbusier giovane, vi è forse un sottile legame tra gli schizzi fatti per Atene e Pompei e i primi schizzi per Chandigarh, almeno alla scala urbana, poi nei dettagli i riferimenti sono diversi.

La torre si diceva si trova sull’asse principale del Campidoglio tra l’Alta Corte e il Palazzo dell’Assemblea, ed è costruita come uno scheletro, un edificio spogliato di ruoli istituzionali: “tutto è ridotto a sequenze, ritmi melodie”(F. Venezia, “La Torre d’Ombre” op. cit.). Una ulteriore complessita è inserita nell’attico, che, ruotato di 45°, rispetto al resto dell’edificio, “ricuce” quella griglia urbana “spezzata” nei piani inferiori. É un gioco di risonanze, forse il maestro voleva dimostrare l’efficacia dei brise-soleil, anche nei piani non allineati ai punti cardinali. Brise-soleil che hanno una duplice valenza, di filtro e barriera, infatti percorrendo l’edificio nelle parte est-ovest da un verso fungono da barriera e non permettono di vedere fuori, dall’altro filtrano gli altri edifici del Campidoglio. A seconda dei punti di vista la Torre si smaterializza o si ispessisce, non è mai statica, e a questo concorre naturalmente anche il sole, che gioca e fa da “maestro delle ombre”. Un gioco che include, oltre alla visione, il tempo e  la percezione cambia nel corso della giornata e delle stagioni. Non è semplice la lettura della Torre d’ombra presuppone un tempo e un percorso, che non tende ad una meta, così come per il viaggiatore il cuore del viaggio non è la meta ma lo stesso viaggiare. La luce crea e scolpisce l’architettura, l’edificio solido statico non esiste più, vi è transizione, mutamento d’ombre, gioco tra istante e durata, lo sguardo il tempo non si fissa.

La luce governa il ritmo della tessitura della facciata, e modifica l’apparenza dell’architettura, per citare P. Valery: ”preparava alla luce uno strumento incomparabile, che la diffondeva, permeata di forme intelligibili, e di proprietà quasi musicali, nello spazio in cui si muovono i mortali.”

Un’architettura, mi si permetta la citazione, “fluida”, e ritmica. Non a caso LeCorbusier per le prime stesura chiama come consulente Iannis Xenakis, architetto e musicista, poliedrico personaggio, aiutante del maestro in diversi progetti.

Costruita postuma nel 1986, dopo 30 anni dalla sua concezione, la Torre d’Ombre è purtroppo lasciata all’indifferenza generale, l’erba vi cresce all’interno, e la vegetazione rovina l’opera. Forse il fatto di non avere una funzione specifica, ma essere solo un simbolo, quasi una scultura, la fa vedere come opera sperimentale, ma avrebbe bisogno di essere rivalutata. Inoltre in questa mia breve ricerca, ho trovato poco materiale disponibile a capire l’opera, l’unico libro dedicato in italiano è quello citato di F. Venezia “La Torre D’ombre” la cui prima edizione risale al 1977, e alcuni (pochi) articoli su riviste specializzate.

Esterno della Torre D’ombre.

Riferimenti bibliografici:

Sulla: Torre d’Ombre

Riferimenti bibliografici:
Sulla: Torre d’Ombre
Francesco Venezia: La Torre d’Ombre o l’architettura delle apparenze reali, 1988 sec. ed. Venezia Arsenale.
Sito ufficiale della documentazione: www.fondationlecorbusier.fr
LeCorbusier versione inglese della Carta d’Atene:
CIAM’s “The Athens Charter”(1933)
Translated from the French by Anthony Eardley.
From Le Corbusier’s The Athens Charter.
(Grossman. New York, NY: 1973).
Daniel Siret, Amina Harzallah: Architecture et contrôle de l’ensoleillement, CERMA – UMR CNRS 1563
Daniel Siret: 1950 – Studies in Sunlight – Tower of Shadows (Chandigarh), Ed. Echelle-1 C/o Codex Images International
José Calvo López: LA TORRE DE LAS SOMBRAS. UTOPÍA SINCRÉTICA Y SÍMBOLOS COSMOLÓGICOS EN LA OBRA ÍNDICA DE LE CORBUSIER
Su Iannis Xenakis:
Iannis Xenakis, Musica Architettura, ed. Spirali, 2003
Su Paul Valery:
Paul Valery, Eupalinos o l’architetto, Mimesis, 2011
Paul Valery, Quaderni, Adelphi, 1985,

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